Biografia

Dati biografici sul Dr. Carlos Luis Collado Martinez

San José 1919 – Casalecchio di Reno 1944

Nato da Carlos Collado ed Emilia Martinez il 19 settembre 1919 a San José di Costa Rica. Frequentò gli studi presso l’Università di Bologna e all’Istituto di Anatomia Patologica fu allievo fra i più preparati del prof. Armando Businco. Si laureò elaborando una ricerca su una consistente casistica di tumori cerebrali che gli valse, da parte della commissione di laurea, oltre al massimo dei voti e alla lode, la segnalazione per la stampa del testo. Dopo l’arresto del prof. Businco, il 27 agosto 1944 fu interrogato dalle brigate nere nella caserma di via Santa Chiara. Nei giorni seguenti si determinò ad entrare nella clandestinità collegandosi ad un gruppo della 63a brigata Bolero Garibaldi. Fu catturato e barbaramente impiccato e fucilato dai tedeschi, assieme ad altri 12 partigiani, nella piazzetta a lato del ponte ferroviario di Casalecchio di Reno il 10 ottobre 1944. Riconosciuto partigiano. (Nel marmo che, sul luogo dell’eccidio, è stato posto su un monumento eretto dopo la Liberazione, dei tredici patrioti trucidati solo sei sono identificati: oltre al Collado, Giacomino Dall’Oca, Mauro Emeri, Ubaldo Musolesi, Alberto Raimondi e Gino Zacchini; tre soldati dell’Unione Sovietica sono stati chiamati con soprannomi o pseudonomi: Marussa Filip Andrevis, Misera e Vassili, altri 4 sono indicati con i numeri 10,11,12 e 13. Un’agghiacciante serie di fotografie documenta l’assassinio anche dei 4 ignoti). Il suo nome è stato dato a una strada di Casalecchio di Reno

Brigata 63a Bolero Garibaldi.

La 63a brigata Garibaldi fu costituita nella primavera-estate 1944 quando furono accorpati numerosi nuclei armati che operavano nella zona ad ovest di Bologna, in pianura e in montagna.

I nuclei più grossi erano quelli di Monte San Pietro guidato da Amleto Grazia “Marino” e Monaldo Calari “Enrico”. Comandante fu nominato Corrado Masetti “Bolero”. La brigata nell’autunno contava oltre 230 uomini, molti dei quali disertori dell’esercito tedesco o ex prigionieri sovietici.

Ai primi d’ottobre la brigata fu attaccata da ingenti forze tedesche a Rasiglio (Sasso Marconi), perché occupava un’importante posizione strategica alle spalle della linea del fronte. Lo scontro durò più giorni, con gravi perdite partigiane, sia in caduti sia in prigionieri, 13 dei quali furono trasferiti a Casalecchio di Reno e trucidati nei pressi del ponte della ferrovia.

Verso la fine d’ottobre, quando alla brigata giunse l’ordine di convergere su Bologna, per prendere parte a quella che si riteneva l’imminente insurrezione, fu deciso di inviare in città il distaccamento del Comando, forte di una ventina d’uomini, al comando di Masetti e Calari. Dopo essersi aperto la strada combattendo, il gruppo non poté attraversare il fiume Reno in piena e a Casteldebole fu attaccato e distrutto dalle SS tedesche.

Nell’inverno la brigata fu ricostituita con la nuova denominazione di 3a brigata Nino Nannetti. Renato Capelli “Leo” fu nominato comandante, Raffaele Vecchietti “Gianni” commissario politico e Adelfo Maccaferri “Brunello” e Bruno Corticelli vice comandanti. Dopo l’arresto di Capelli, in marzo il comando fu assunto da Beltrando Pancaldi “Ran”.

La brigata – che ai primi d’aprile assunse il nome di 63a brigata Bolero Garibaldi – era organizzata su sei battaglioni intestati a caduti: Nello Zini a Bazzano; Gastone Sozzi a Monteveglio; Angelo Artioli a Calderara di Reno; Umberto Armaroli a Sala Bolognese; Antonio Marzocchi ad Anzola Emilia, San Giovanni in Persiceto, Sant’Agata Bolognese e Crevalcore e Monaldo Calari a Monte San Pietro.
La brigata ebbe 1.548 partigiani e 706 patrioti. Era inquadrata nella divisione Bologna montagna “Lupo”. I caduti furono 242 e i feriti 69.